BERLUSCONI IL RE, ENTRA AD ONNA DEVASTATA IL 25 APRILE

Liberazione 26 Aprile 2009

Onna off limit per le persone normali. In tenda senza tv La passerella di vip non scalda gli sfollati

Alessandro Tetamanti – L’Aquila – Due giorni fa all’ospedale di Avezzano è morto un anziano di Onna, Mario Papola, che era rimasto ferito nel crollo della sua abitazione dopo il terremoto che ha distrutto l’intero paese. A Mario Papola l’11 Giugno del 1944 i nazisti avevano ammazzato la sorella prima vittima della ferocia nazista. Cristina era colpevole di essersi ribellata ai tedeschi, che avevano rubato un cavallo alla sua famiglia. Per questo fu trascinata per i capelli attraverso le vie di Onna e trucidata. Con lei, per rappresaglia, morirono altre 16 persone bruciate vive in una casa pochi giorni prima la liberazione dell’Aquila.

I due eventi che hanno coinvolto nel passato e nel presente lo sfortunato paesino si sono uniti drammaticamente ieri, giorno della liberazione e giorno 20 dopo il terremoto secondo il nuovo calendario aquilano.

Un occasione troppo grossa da farsi sfuggire per i maggiori leader politici che ieri sono passati tutti. I vigili del fuoco hanno lavorato fino a l’altro ieri  per permetterlo, per rimuovere le macerie pericolanti dopo nuovi crolli che in paese si sono verificati dopo la scossa di magnitudo 4 che è stata registrata tre giorni fa.

Eppure, nonostante la messa in sicurezza, entrare ad Onna ieri non era possibile per tutti coloro che volevano partecipare alla cerimonia. Sono stati in molti infatti ad essere bloccati all’ingresso del paese da un cordone di militari.

Il nuovo presidente partigiano – che indossa il tricolore della brigata Maiella – si è preso come suo solito tutto lo spazio.

A proposito della liberazione dell’Italia dai nazifascismi ha fatto discorsi di non neutralità che però escludono la contrapposizione. Linguaggio Orwelliano che aggiunge un tassello di revisionismo in più, stavolta però pronunciato tra chi per quanto forte, è disperato per aver perso cari e casa.

Pare che qualcuno ieri ad Onna abbia baciato la mano del premier:“solo tu puoi salvarci”, ha detto un’anziana signora che ha riconosciuto Berlusconi per quello che ieri era: un Re. Episodio che da sé racconta quanto era necessaria e per chi la sua presenza.

La visita del Premier come quella di Franceschini e Casini, è stata presa quantomeno con freddezza da chi è rimasto nella tendopoli dell’aquilano.

Qui fino a ieri – prima giornata di sole – la gente era più attenta a trovare il modo di non fare entrare acqua e fango nelle tende. A come fare a scrollarsi di dosso l’umidità che entra nelle ossa. A non prendersi una polmonite, a resistere nonostante tutto. Se avesse avuto il tempo di pensare oltre le condizioni materiali essenziali avrebbe pensato probabilmente a come fare per ricostruirsi  una casa con 150mila euro o raggiustarla con 80. A decodificare i messaggi del governo, a chiedere quali sono i 15 siti individuati dove andranno a vivere.

Ma davvero la situazione nelle zone terremotate non permette di pensare al di  là di “adesso”. Nelle tendopoli è difficile capire cosa sta succedendo all’infuori delle reti che sono sorte velocissime e circondano tetramente molti campi. Tutto il teatrino mediatico, qui,  sembra una gran presa in giro; compreso il G8 che sembra già incombere, nella sua surrealità.

Il sipario dei media tra gli sfollati, paradossalmente è calato dal giorno della scossa. Le persone che sono qui al centro dei riflettori non vedono la televisione. Hanno volti abbronzati dal sole che a volte batte forte in questa strana primavera e odori forti di umanità che vive concentrata, insieme. Ma mentre qui la vita è frugale il resto del mondo continua voracemente a viaggiare sui suoi binari postindustriali e a  parlare dell’Aquila, sull’Aquila.

La liberazione e l’antifascismo hanno un significato, certo, che va oltre gli eventi contingenti, qualsiasi dimensione essi abbiano. Ieri a Fossa il Comune, in collaborazione con l’Istituto Abruzzese per la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea e lo Spazio Libero 51, ha promosso un incontro in cui si è dibattuto della storia del territorio in quel periodo e dove sono stati letti passi presi dal libro di Primo Levi “ Se questo è un uomo”. Una mongolfiera con un messaggio di speranza ha preso il volo per la gioia soprattutto dei più piccoli.

Il comitato spontaneo 3e32 ha organizzato invece una serata fuori dai Campi con tanto di cena offerta dall’associazione couchsurfing e concertino con i vitivinicola abruzzese, intitolata ReStart - Festa della liberazione.

Da quando il terremoto ha resettato la città il tutto si sta ricomponendo ad alta velocità e con molto energia. Le piccole ansie di una volta sono sopite e l’ordine delle priorità riconfigurato. Ma tutto quello che sta accadendo in questo comprensorio, fino a poco tempo fa sconosciuto ai più, forse è troppo. Bisogna dare alle persone il tempo di capire e poter riprendere la parola.

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