Analisi del voto aquilano

La vittoria di Pierluigi Biondi – che al secondo turno recupera 11 punti percentuali e riesce nell’impensabile sorpasso – corrisponde ad un tonfo clamoroso del centro sinistra aquilano e del Partito Democratico in particolare, che ora deve assumersi la responsabilità storica di aver riconsegnato la città alla destra-destra a causa dei suoi imperdonabili errori.

Il tonfo, nonostante le prime minimizzazioni dei responsabili politici locali, è stato così forte da aver giustamente assunto una valenza nazionale e può essere portato a paradigma politico più generale di cosa succede quando un partito di centro sinistra si trasforma in un partito di centro destra.

La sorprendente vittoria di Biondi, oltre ad essere l’eredità politica che ci lascia Cialente, è la conseguenza di una scelta politica sbagliata da parte del Pd sul candidato sindaco Americo Di Benedetto. Con lui il Partito Democratico ha espresso localmente quello spostamento a destra che si può vedere a livello nazionale e di cui parlavamo confermando, tra l’altro, che lo strumento delle primarie o viene regolato da meccanismi certi o altrimenti perde senso.
La scelta di ADB – corpo estraneo alla politica – ha rappresentato candidare a sindaco la raffigurazione plastica del modello L’Aquila, la sua “naturale” continuazione, l’ultimo pezzo mancante del puzzle per completare l’unione tra potere politico ed economico nella ricostruzione.

Tutto questo ha favorito Biondi nell’esser percepito in campagna elettorale come discontinuità e – addirittura – anti establishment, nonostante i personaggi politici che si porta dietro ovviamente non hanno nulla a che vedere con questo (come farà a governare adesso senza diventare un fantoccio?).

Tanto più che Di Benedetto, più che farsi campagna, si è assicurato “naturalmente” l’appoggio dei gruppi di potere e con questi, come nelle primarie, era sicuro di poter vincere. Con una certa supponenza, lui e la sua coalizione, hanno fatto infine la scelta strategica suicida di rifiutare il confronto nelle due settimane che hanno preceduto il secondo turno e non apparire sul web dirottando quasi tutta la comunicazione dentro il quartier generale del Pd.
Biondi invece, sfruttando l’arroccamento di Di Benedetto, ha fatto davvero il massimo, stando ovunque , sempre disponibile, perennemente in mezzo la gente ed arrivando così ad essere percepito come “più vicino”. Qualcosa che ho cercato, forse unico ad averlo fatto, di segnalare a tempo debito tramite un mio intervento video.

Altro effetto di aver presentato come candidato a sindaco un corpo estraneo alla sinistra, che includeva elementi provenienti dalla destra nella sua coalizione, è stato quello che molti elettori del centro sinistra non sono andati a votare al secondo turno, troppo stanchi dopo la giornata di mare e troppo poco appassionati da ADB, tra l’altro dato da tutti come sicuro vincente. Molti di quelli di destra che al primo turno avevano votato la coalizione di Di Benedetto, sono tornati a votare destra, qualcuno di sinistra alla fine ha addirittura preferito Biondi aiutato, immagino, dalla totale inconsistenza politica di ADB. Solo così, con l’astensione quasi al 50%, i conti tornano costruendo il vantaggio di più di 4mila voti con cui il candidato di destra, ex CasaPound, ha vinto.

Io credo che Pierpaolo Pietrucci , sconfitto alle primarie dall’Ance e da una parte del suo partito – avrebbe vinto. Molta gente tornata dal mare sarebbe andata a votarlo, probabilmente ci sarei andato anche io. Perché al di là del discorso un po’ vuoto sulla continuità o meno con la cosiddetta “triade” , Pietrucci è un personaggio molto più dentro questa città, che sarebbe stato capace di creare una relazione empatica sufficiente col territorio ed il mondo della sinistra.

Io a votare Di Benedetto non ci sono andato. Una scelta presa definitivamente a pochi giorni dal voto. Ho trovato Di Benedetto ed il suo (non) progetto, dal mio punto di vista, invotabile.
Insieme a tant* altr* compagn* ed amici sto partecipando ad un progetto politico che ha presentato una proposta a queste elezioni che ha portato ad ottenere una sola consigliera, comunque la terza forza politica in città. Un soggetto tutto ancora da far crescere e modellare tramite l’esperienza e che ha visto nella fase elettorale – e quindi nello strumento consiliare – solo una delle sue componenti. Non per niente si chiama Coalizione Sociale.

Non ho voluto stavolta sottostare alla – seppur legittima – logica del meno peggio. Credo si debbano dare dei segnali politici che non premino le scelte scellerate del Pd solo perché è meno peggio di qualcos’altro più a destra, perché solo così si può tornare a pensare e progettare, con vecchi e nuovi alleati, qualcosa di sinistra localmente ed a livello nazionale. Credo inoltre che la politica si faccia partecipando ai processi reali di tutti i giorni e non tanto andando a votare Di Benedetto dopo aver fatto poco o nulla per anni.
Se da parte mia c’è un rimpianto è quello di non aver lavorato abbastanza nel cercare -come si è provato comunque a fare nel periodo pre elettorale – di unire maggiormente la sinistra lasciando più solo possibile il Pd. MA a differenza di Rifondazione gli altri sono stati tutti attratti dalle sirene del potere del Partito Democratico, che poi il potrere è risicato pure a perderlo.

Credo sia importante, sopratutto adesso che abbiamo una maggioranza consiliare fascistoide, tornare ad essere più compatti a sinistra (movimenti, partiti, civici) e far fronte comune, innescando dei processi politici dal basso che difendano i nostri quartieri e i nostri territori e continuino nell’azione di trasformazione di questa città che abbiamo iniziato da anni. Cambia città resta qui comincia adesso, nella realtà quotidiana delle strade di questa città. L’avrei detto con Di Benedetto Sindaco, lo dico anche con Biondi in quanto da entrambi siamo indipendenti.
Credo infine che a sinistra dobbiamo smetterla di perdere completamente la testa ogni qual volta si pronunci la parola “CasaPound” perché, compagni, la razionalità deve restare il nostro principio guida quando facciamo politica e perché perderla avvantaggia i fascisti.

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