“Il nostro terminal”

Radiostella180 è la web radio dell’associazione 180amici dell’Aquila. Nasce come idea di dare voce ai ragazzi del Centro Diurno Psichiatrico dell’Aquila, combattere la lotta al pregiudizio contro i problemi mentali, informare su tutto ciò che accade nell’aquilano e parlare di tanti altri temi quali arte, cinema, musica, gossip, umorismo.

Qui sotto la recente video inchiesta sul terminal di ColleMaggio vicino al centro diurno

Commissione sanità torna al centro salute mentale: situazione non decorosa

articolo completo link http://www.mediacrewcasematte.org/index.php/component/content/article/11-slideshow/219-scandalo-sanita-la-commissione-torna-a-collemaggio

Cronaca di L’Aquila – Teramo rinviata per neve dopo 25minuti circa di gioco

Nzomma j’arbitru prima fischiette l’inizio e pò la renviò, la partita, che nevichea troppo.

Ha fatto uscì pure quiji a refà le linee deju campo co la zappa e, a nu certo punto, n’campo se vista pure na carriola piena de non ze sa esattamente chè.

Ma a quiju punto loco a ittu basta: alle case! non se joca! ma pure se la gente se stea a jelà nn ze la passea malissimo.

Quaccheduno dicea angora: “spè spè che mo se joca…a mezzanotte, l’hanno ittu su raidù”

N’tantu co ji quattro riflettori deju stadio…n’gulo quanta neve. Dice che alla curva deji truscianti, sta ote, non se vedea nu cazzo.

“come on eagle come on eagle come on eagle come on come on eagle come on eagle come on eagle come on”

Però dopo che fischiette la fine ha smissu veramente: dieci minuti, nu quarto d’ora dopo n’zomma; e se missu pure a fa chiù callo che s’è squajato tuttu

e le strade so diventate fraciche d’acqua e se so misse a riflette le luci de sa città mai morta che coju destino ci scherza a faccia a faccia

che tanto lo sa come funziona: so mura, so storia è ogni vota si cade e si rialza e poi ricade e pò magari rimbalza come ju pallò

e sopre le strade bagnate de luce na coppietta vicino lo stadio comminea senza chiù manco l’ombrello

che dopo ju grande friddu se sgela pure un pò ju core. Saranno pure le luci stonate che sto periodo stanno appicciate pe natale

ma quannu se calma la strina e se schiara, tutti semo chiu boni e più vivi e, pe nu momento solo, uniti.

Che disarmonia che disaffeziò! Po na sera aju stadio n’curva appressu ju pallò, so riviste na freca de facce mbacuccate senza timore

e me sembra d’avé rivistu nu pezzo de città disperso chissà dove. Speremo che s’Aquila acciaccata se repija almeno na promozione

…in prima divisione.

“come on eagle come on eagle come on eagle come on come on eagle come on eagle come on eagle come on”

10/12/12

Su militarizzazione, violenza sulle donne e questione di genere dal punto di vista di un uomo presente al presidio fuori il tribunale di L’Aquila

18/10/2012 – Oggi a Bazzano (L’Aquila) ho assistito, tra l’altro, alla prima contestazione ad una camionetta di militari in quanto militari presenti su questo territorio. Non poteva che venire da delle donne sopratutto dopo quello che di tremendo è successo e il contesto dove ci trovavamo: fuori il tribunale di L’aquila per la prima udienza al militare stupratore di Pizzoli.

Queste donne venute da più parti, hanno fatto sentire con la loro presenza la vittima della violenza meno sola. Ma hanno fatto sentire meno sole anche tutte le altre donne di questo territorio militarizzato. Hanno fatto sentire meno soli anche noi uomini che ci troviamo, anche noi, su questo territorio – nostro malgrado – militarizzato. Forse era dovuta anche a questa frustrazione la presenza discreta e del tutto minoritaria di alcuni nella prima parte del presidio.

Volevamo dare la solidarietà a voi donne toccate per prime e direttamente sui corpi da questa infame militarizzazione.

Una lotta alla militarizzazione non può che partire dalla questione di genere perché secondo me è una lotta che attacca il genere portato alla sua massima costruzione ed esaltazione con la divisa militare.

Per questo reputo una bella vittoria l’ammissione a parte civile delle donne del centro antiviolenza al processo contro Francesco Tuccia. Allo stesso tempo, credo che, parallelamente, una tale lotta debba essere portata nelle strade militarizzate che viviamo nella sua dimensione intrinseca di conflitto sociale e materiale a partire dal genere, senza correre il rischio di essere disinnescata nelle aule di tribunale.

Mentre parlavo con una compagna romana che di teatri di guerra ne conosce, prendevo coscienza con amarezza di quanto per me tutto questo fosse divenuto normale: la militarizzazione, la violenza, i divieti, la frammentazione creata ad arte che ora ti impedisce di lottare. Un raggio di sole è uscito per primo oggi dalla nebbia di Bazzano: era dentro quelle urla di donne che forse per la prima volta a L’Aquila non facevano più sentire così sicuri quei signori in divisa.

Grazie compagne!!!

Alessandro

L’Aquila: ospedale San Salvatore, meglio non fare domande

Ho tentato di fare questa specie di servizio su una conferenza stampa davvero da super sparoni. Ne è venuto fuori il video sotto …

related link: http://www.mediacrewcasematte.org/index.php/component/content/article/11-slideshow/218-san-salvatore-in-conferenza-stampa-qe-meglio-di-primaq

Buon viaggio Yankee

Temo non si spenderanno molte parole sulla tua morte perché in vita non viaggiavi certo in prima classe e per quelli che in fondo ci muoiono, è più facile che arrivino lontani giudizi “da buon borghese” che parole. In fondo il dolore, la disperazione come la gioia, sono cose che si vivono e basta e fanno parte tutt’uno con la vita. Le parole spettano agli altri, a chi c’ha tempo, a chi ha studiato come me. Io sono ben contento di lasciare un minuscolo ricordo di quello speciale “ragazzo di vita” contemporaneo che eri.

Ti ricorderò con quella grande bocca che parlandomi si muoveva un pò convulsa, con quegli occhi splendidi e magnetici che mi tenevano vicino e lontano disperdendomi un pò quando parlavi.

C’avevi l’anima buona Edison, l’abbiamo sempre detto tutti. T’abbiamo conosciuto che ci hai aiutato con dei lavori di edilizia dal basso e mi ricordo ancora quando subito dopo chiedesti se potevi organizzare un torneo di poker tra lo stupore generale. Ricordo le infinite volte che ho scorto il tuo volto  illuminato di notte solo dalla luce del computer e le ore che ci passavi davanti a quel gioco che eri pure bravo.  “Ieri ho vinto 300euro” m’hai detto un paio di volte.

Eri un operaio, un lavoratore sempre in cerca di un nuovo lavoro e di un modo per sopravvivere a questa giungla di precarietà (ma il termine in realtà è un lusso) dove un ragazzo proletario di origini albanese deve sapersi districare.

Un ragazzo di origini albanesi che mi diceva di voler andar via da casa dei suoi ad ogni costo, che con i tuoi non ci saresti rimasto a vita come vorrebbe la *loro* cultura manco morto…

Sei andato per una storia nella Marsica chissà perché. M’hai detto che non volevi più rischiare niente ed eri sincero, chissà per quale scherzo della vita quella notte hai accettato di andare e ti sei ritrovato in quella macchina.

“Non mi fanno lavorare con un contratto a causa di un pendente giudiziario che c’ho e che in appello potrebbe condannarmi” così mi dicevi. Ma è possibile cazzo! Sarà solo una scusa che gli hanno messo per farlo lavorare a nero come tutti gli altri “immigrati” qui a L’Aquila per giunta “extra-comunitario” come dicevano le carte che avevi. Mi sforzavo di ragionare… Chissà un avvocato, uno sportello, un sindacato(?)…ma chè non c’è niente e nessuno a cui rivolgersi nei gironi della disperazione, nei bassifondi di sta città che bigotta ancor di più di prima manco sa di averceli, tra i dannati piccini e innocui che basterebbe poco, parlargli una parola, comunicare, coinvolgere, integrare.

Non ci sono santi né angeli nelle strade buie di L’Aquila e manco qualcuno che verrà a salvarti nel vuoto sociale in cui c’hanno lasciati. Basta un passo falso per giocarti la sola cosa che ti rimane e che tutti, tanto, t’hanno fatto capire che la tua vale poco.

Io non lo so ma la tua morte Yankee, come la strada t’ha chiamato, per me è una morte di classe. Costretto dalla miseria in cui viviamo e da quell’altro gioco sporco che si chiama proibizionismo a rischiare di nuovo, ad imboccare quella strada e trovare di fronte un destino crudele.

Buon viaggio Yankee, ti porteremo per sempre nei nostri cuori.

Teoria dell’inter-città

 L’aquila, oggi, è una città trasfigurata difficile da mappare e da capire.

E’ un territorio risignificato tra quello che c’era prima e quello che c’è adesso in attesa spesso di ciò che ci sarà.

Gli edifici sono danneggiati e abbandonati, poi demoliti e eventualmente ricostruiti con altre strutture e altri colori.

Ognuno di questi inter-tempi ha una dignità propria, una sua forma, significa nell’insieme generale di ciò che gli sta intorno più in prossimità e nell’ insieme più grande e generale.

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Da L’Aquila che rEsiste a L’Aquila che si Barcamena

Altre 4 parole in libertà sull’attuale situazione politica nella città dell’Aquila e su nuove possibili rotte autonome di partecipazione…

Nelle ultime settimane si è fatta sempre più densa la discussione sulla supposta successione dei poteri nella ricostruzione aquilana, sulla dismissione o meno della struttura commissariale e dell’uscita di scena del ruolo di commissario.

Discussione conseguente all’abbinamento di due nuovi dati politici: l’entrata in Italia di un nuovo governo (tecnico) e la riconferma a livello locale di Massimo Cialente a sindaco dell’Aquila.

E’ mia intenzione continuare allora a fare delle riflessioni politiche parziali dentro questa contingenza nell’intenzione di fornire un piccolissimo contributo analitico generale a riguardo, dato che di analisi c’è bisogno, e se possibile aiutare a sgombrare il campo da tutta una serie di elementi che inquinano la narrazione in questa cornice.

Nonostante i buoni propositi ri-enunciati da tutte le parti infatti, la situazione politica in cui si colloca L’Aquila resta particolarmente ingarbugliata e, sopratutto, sempre la stessa.

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Incontro Barca-cittadini: una storia già vista in una nuova contingenza politica.

Presenti all’incontro una cinquantina di operatori più quel centinaio di volti soliti – tra cui il mio –  che costituiscono la cosiddetta “società civile” aquilana.

Scopo non dichiarato della giornata: legittimare il ministro Barca.

Nel tendone infatti non è facile capire dove ci troviamo oggi, in che tipo di incontro.

Si capisce che la cornice si chiama “Barca incontra L’Aquila” una specie di tour concentrato in una settimana del ministro della coesione territoriale.

Tappa di oggi la pubblica piazza nel tendone dell’Assemblea cittadina aquilana.

Apre Gianni Chiodi che dall’operazione ne esce riabilitato alla grande.

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L’Aquila: tra reale carenza di servizi sociali e fantomatici “allarmi sicurezza”.

Sorprende un pò l’ “allarme sociale” lanciato dall’assessore al sociale Stefania Pezzopane rivolto per lo più verso i nuovi quartieri del progetto c.a.s.e. a pochi giorni dal suicidio di un anziano nel progetto c.a.s.e. di Sant’Elia.

L’assessore parla di fondi (per il sociale) non ancora sbloccati, di ricostruzione che va accelerata, di servizi assenti, di qualche vago progetto. Diciamo che da un assessore ci aspetteremmo più che altro iniziative e proposte concrete e non fotografie della desolante situazione di cui anche Pezzopane dovrebbe piuttosto, insieme a tutta l’amministrazione di cui fa parte, assumersi la sua parte di responsabilità.

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